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Ictus Cerebrale
Predisposizione genetica?
Lo studio della genetica fa passi da gigante ed anche in caso di ictus potrebbe rivelarsi utile. Infatti un test genetico potrebbe in futuro prevedere il rischio di ictus ischemici, almeno di quelli causati dal restringimento delle arterie che portano sangue al cervello.

Se la possibilità di prevedere i casi di ictus su base genetica fosse utilizzabile per la diagnosi nei soggetti predisposti questo porterebbe importanti cambiamenti nell'approccio alla malattia e soprattutto nella prevenzione di tale malattia.

Questa teoria nasce dallo studio effettuato da un team internazionale di ricercatori, pubblicato su Nature Genetics, che ha identificato una “spia” del Dna legata al pericolo.

Effettuando un confronto sul materiale genetico dei pazienti italiani è stato possibile identificare la presenza di questo segnale genetico finora sconosciuto,  individuato come l'ago in un pagliaio sul cromosoma 6 (6p21.1), e che presto potrebbe aiutare nella prevenzione di un ictus cerebrale.

Un quarto di tutti gli ictus è dovuto al restringimento (stenosi) o all'occlusione dei grossi vasi sanguigni: fenomeni legati alla malattia aterosclerotica, che provoca l'ispessimento delle pareti delle arterie.



Studiando i dati questo tipo di rischio è più frequente nei paesi sviluppati, è profondamente legato allo stile di vita e alle cattive abitudini, come fumo e sedentarietà, ma ha anche una predisposizione genetica.

Effettuando uno studio su 1200 soggetti australiani colpiti da ictus, confrontandoli con altrettanti soggetti sani attraverso uno screening di circa 610.000 varianti del genoma umano, replicando i risultati in 1700 pazienti con ictus dei grossi vasi e 52mila soggetti sani provenienti da 10 popolazioni differenti si è risaliti alla possibile predisposizione genetica all'ictus.

Ovviamente la ricerca è solo all'inizio ed andrà avanti per chiarire in che modo la regione di DNA identificata possa aumentare il rischio di ictus ischemico, in particolare in associazione alla patologia aterosclerotica dei grossi vasi", appunto le arterie carotidi o vertebrali e l'arteria basilare, che "nutre" alcune strutture chiave del cervello, come l'orecchio interno, il cervelletto, l'ipotalamo.

Sapere se il rischio genetico di ictus è più alto potrebbe rivoluzionare la prevenzione per quei soggetti che presentano la variante del Dna pericolosa.

Tale scoperta apre già da oggi una serie di possibilità applicative nella prevenzione dell’ictus cerebrale, avvicinando la ricerca al momento in cui si potrà tracciare un profilo di rischio per ogni individuo, indicando così lo stile di vita e le terapie preventive più idonee ad evitare di incorrere in un ictus.